Le luci dei lampioni tagliano la nebbia, il rumore dei passi rimbomba nel vicolo cieco. Siamo ombre che cercano calore, in un mondo di cemento e vetro.
Il guardiano del faro
Il vento sferzava contro i vetri della torre. Elias si strinse nel suo cappotto di lana grezza, osservando l’oceano in burrasca. Erano passati vent’anni da quando aveva accettato quell’incarico, e ancora il mare riusciva a sorprenderlo con la sua ferocia improvvisa. Si voltò verso la lanterna: la luce doveva rimanere accesa, a qualunque costo.
Giorno in Campagna
Le luci dei lampioni tagliano la nebbia, il rumore dei passi rimbomba nel vicolo cieco. Siamo ombre che cercano calore, in un mondo di cemento e vetro.
Le luci dei lampioni tagliano la nebbia, il rumore dei passi rimbomba nel vicolo cieco. Siamo ombre che cercano calore, in un mondo di cemento e vetro. Le luci dei lampioni tagliano la nebbia, il rumore dei passi rimbomba nel vicolo cieco. Siamo ombre che cercano calore, in un mondo di cemento e vetro. Le luci dei lampioni tagliano la nebbia, il rumore dei passi rimbomba nel vicolo cieco. Siamo ombre che cercano calore, in un mondo di cemento e vetro.
Un caffè prima di partire
Lasciò due euro sul bancone metallico. Il barista non alzò nemmeno lo sguardo dal giornale. Fuori pioveva e il treno per Milano sarebbe partito tra dodici minuti. Bevve il caffè in un solo sorso. Era amaro, bruciato, esattamente come gli ultimi tre anni della sua vita passati in quella città. Si voltò verso la porta a vetri, sistemò il colletto del cappotto e uscì senza guardarsi indietro.